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CLAUDIO CASTELLINI, 30 anni di carriera, da Nathan Never a Silver Surfer – intervista di G.B. Baiardo

4 maggio 2016 by baiardo Leave a Comment

Cover Silver Surfer Prewiew 100dpi

foto Castellini

1)Quando hai deciso di voler diventare un disegnatore? Qual è stato il percorso – di studio, di lavoro o di intervento del Fato – che ti ha portato a intraprendere questa carriera? Quali sono stati i tuoi esordi?
Sono nato con un’inclinazione naturale per il disegno e fin da bambino disegnavo personaggi della Disney , dinosauri e personaggi dei cartoni animati giapponesi di allora, come Goldrake, Tekkaman, Kyashan ecc.. Scoprii i supereroi quando ero già più grande grazie alla trasmissione televisiva SuperGulp! Quei rudimentali cartoni animati di Spiderman e Fantastici 4 mi spinsero a cercarne i fumetti e, tra le prime collane che acquistai, vi fu il Devil dell’Editoriale Corno che come personaggio comprimario aveva Silver Sufer, disegnato da John Buscema.
Ho iniziato il mio percorso da disegnatore come autodidatta, ho appreso le prime tecniche professionali grazie alla conoscenza dei fratelli Pino e Rino Rinaldi ma, se devo indicare una persona che ha segnato la mia carriera, quella persona è stata proprio John Buscema. Non ho avuto la fortuna e il piacere di averlo personalmente come insegnante ma per me si è trattato di un modello, un ideale a cui tendere. Il mio stile si è sviluppato partendo dal bagaglio visivo che ho appreso leggendo, tra le tante altre cose, i fumetti disegnati da “big” John.
Nel 1986 ho vinto il primo premio al concorso di Prato “Premio Pierlambicchi” per autori esordienti che mi ha spalancato le porte della Sergio Bonelli Editore. Il mio esordio fumettistico fu con il numero 30 di Dylan Dog intitolato “La casa infestata”.

2)Nel ripercorrere la tua carriera finora, quali sono i lavori che ti hanno dato maggior soddisfazione e quali quelli che – sempre che ce ne siano – potendo tornare indietro vorresti ritoccare?
Sono un perfezionista. A livello artistico ritoccherei anche quello che ho finito di disegnare ieri. Il mio occhio, purtroppo, vede quello che non dovrebbe vedere. La perfezione non esiste, ma cercare di migliorarsi penso sia sempre possibile.
Non da un punto di vista artistico, ma di personaggi, oggi, non disegnerei più Dylan Dog. Non per il personaggio in sé, ma perché non condivido e sento che non mi appartengono più i temi dell’horror, dello splatter e del soprannaturale. Oggi il mio sarebbe un no convinto.
Tra i lavori che mi hanno dato maggiore soddisfazione c’è stato Nathan Never proprio per la parte attiva che ho avuto nella sua creazione grafica. Ho disegnato il numero 1 e le prime 59 copertine della serie regolare oltre a quelle dei primi cinque speciali. Prima di tutto ciò, però, seguendo le indicazioni letterarie di Medda, Serra e Vigna, ho elaborato graficamente Nathan, i comprimari della serie, i nemici e tutti i luoghi nei quali sono state ambientate successivamente le storie come il palazzo dell’Agenzia Alfa, l’attico dove viveva il protagonista, ecc. Nathan Never è un personaggio che sento mio per l’apporto creativo che ho contribuito a dare.
Mi piace creare e quando mi viene lasciata carta bianca sono contento e soddisfatto.
L’altra mia grande soddisfazione è stata disegnare Silver Surfer. Per me, quel lavoro ha significato, in un certo senso, chiudere un cerchio. Finalmente mi cimentavo con uno dei primi personaggi da me letti e che era stato graficamente caratterizzato da John Buscema, il maestro che mi ha ispirato fin dall’inizio della mia carriera. In più Silver Surfer mi è sempre piaciuto per il suo essere un eroe puro, uno di quelli che difende sempre e costantemente la vita. Il surfista d’argento non uccide i nemici, si limita a renderli inoffensivi.

3)Come disegnatore leggi fumetti? Per piacere o per tenerti aggiornato? Quale autore vivente apprezzi molto? E – domanda cattiva – quale autore proprio non incontra il tuo gusto?
Non riesco più a leggere fumetti, sia per il poco tempo libero che ho a disposizione, sia per le tematiche che trattano molti fumetti e con le quali sono in disaccordo. Mi riferisco alla violenza, all’horror ecc.
Tra gli artisti classici che mai finirò di apprezzare ci sono John Buscema, Neal Adams e John Romita Senior e, tra quelli più recenti, Alan Davis e Alex Ross.
Mi tengo comunque aggiornato sui lavori di tanti colleghi e tra gli artisti contemporanei apprezzo molto Simone Bianchi. Sono felice per i traguardi che ha raggiunto perché l’ho visto crescere in senso artistico. Da giovanissimo mi prese a modello per poi percorrere altre strade più personali e sviluppare lo stile inconfondibile che ha oggi. Tra gli altri apprezzo molto Lucio Parrillo, illustratore eccezionale, Marco Santucci e Gabriele dell’Otto.

4)Che tipo di rapporto hai con i lettori?
Dal momento che sono già alcuni anni che per scelta personale non pubblico storie, più che di lettori dovrei parlare di appassionati del mio stile e di coloro che mi hanno seguito dalle prime pubblicazioni e continuano a farlo. Il rapporto con loro lo tengo molto grazie ai social network tipo facebook. Sulla mia pagina posto immagini per il puro piacere di condividere la mia arte e raccontare i retroscena legati a quella particolare tavola o disegno. Vedo che i miei contatti gradiscono molto questo tipo di condivisioni e rispondono con piacere. Personalmente sulla mia pagina cerco, come moderatore, di creare un ambiente sano, rispettoso ed edificante in senso artistico e umano, il dialogo deve essere costruttivo, lontano dai toni polemici che, in certi casi, si trovano su facebook dove per innalzare il proprio beniamino per molti è necessario affossare e criticare ferocemente qualcun altro. L’altro momento nel quale riesco a coltivare i rapporti con gli appassionati sono le fiere.

5)Perché frequenti le fiere? Cosa ti piace di più di questi momenti e cosa non sopporti?
Frequento le fiere per ragioni professionali e perché apprezzo il contatto con il pubblico. Inoltre, non pubblicando più attivamente, la partecipazione alle fiere è senz’altro utile per far conoscere la mia attività ormai rivolta esclusivamente al mercato dei collezionisti. Si tratta anche di promozione, senza dubbio.
L’unico rammarico che ho spesso alle fiere è quello di non riuscire a godermele fino in fondo, andando a trovare e a salutare i colleghi e amici presenti e passare del tempo scambiando quattro chiacchiere in tranquillità, perché la maggior parte del tempo resto chino al tavolo da disegno per terminare le commissioni ricevute.

6)Hai mai partecipato a delle fiere del fumetto all’estero? Se sì, cosa cambia rispetto a quelle italiane?
Direi che, soprattutto ora che risiedo in Spagna, sono molto più presente nelle fiere internazionali che italiane. Dal punto di vista del pubblico il lettore di fumetti è uguale un po’ ovunque. Resto sempre colpito dall’accoglienza che mi riserva il pubblico, anche a distanza di tempo dalle ultime pubblicazioni e dopo molti anni di attività in questo settore. Ancora di più resto colpito quando alle fiere estere vengo identificato per i miei lavori italiani come Nathan Never. L’accoglienza è importante per un autore e non ci si deve mai abituare dandola per scontata. Dal punto di vista dell’organizzazione non mi sento di riscontrare grandi differenze tra l’Italia e altri paesi nei quali sono stato come America, Spagna, Portogallo, Grecia o Dubai. Ci sono fiere molto ben organizzate ovunque. In Italia per me, a livello di evento su grande scala, ci sono Lucca Comics in primis e, tra quelle alle quali sono stato invitato, Etna Comics. Ma non sono le dimensioni da sole a fare la grandezza di una fiera di fumetti; alcune manifestazioni più piccole, mi riferisco al budget e al numero di partecipanti, non hanno nulla da invidiare ad eventi ben più grandi blasonati e meglio finanziati., anzi molto spesso è proprio in queste che si trova più calore da parte degli appassionati ed uno spirito amatoriale più autentico. “Inchiostro d’Autore”a Savona, ne è un esempio.

7)Perché hai scelto di partecipare ad Albissola Comics? Se ci sei già stato cosa ti ha convinto a tornare? Se è la tua prima volta quali sono le tue aspettative?
Sono stato invitato ad Albissola Comics e sono molto contento di partecipare, in effetti erano anni che desideravo venire.. per me sarà la prima volta. Mi ha attratto la formula, che vedrà ogni autore ospitato nella bottega di un ceramista, rendendo tutta la cittadina il palcoscenico dell’iniziativa. Ho molte buone aspettative e penso che sarà un’esperienza diversa dalle solite fiere. Come autore sarò in un laboratorio artistico, letteralmente a contatto e immerso in un luogo in cui si crea arte.

8)Cosa porterai con te il 7 e 8 maggio 2016 al festival di Albissola Marina?
Porterò con me le stampe dei miei lavori più significativi e alcuni originali da esporre e sarò a disposizione per realizzare le commissioni che gli appassionati mi chiederanno.

9)Quali sono i progetti in corso e quali quelli futuri ancora da iniziare?
Come già detto, ormai mi dedico al mercato del collezionismo privato realizzando lavori su commissione. Al momento sto bene così. Non sento la necessità di tornare alla pubblicazione perchè ho trovato una mia dimensione equilibrata, ma non la escludo a priori per il futuro. Non mi mancano le storie per il mercato seriale con le loro scadenze a compromettere il mio tempo personale e certe tematiche che, come ti ho già detto, oggi non mi sentirei di realizzare.
Il 30 giugno, cioè tra 60 giorni circa, in Spagna, dove ora vivo, per la Panini Spagna uscirà la ristampa della mia graphic novel di Silver Surfer degli anni ’90. Si tratterà di una versione artistica in bianco e nero e sfumature di grigi, dove tutte le 46 tavole già pubblicate sono state “rimasterizzate” digitalmente per avere il maggiore impatto possibile in fase di stampa pur conservando l’aspetto di originali. L’editore ha fortemente voluto il progetto dandomi un controllo che pochi autori hanno il privilegio di avere. Ho potuto supervisionare le prove di stampa in formato pdf e decidere di modificare dimensione e collocazione dei balloon per poter far risaltare al massimo i disegni ed evitare che coprissero zone “sensibili”.

10)Cosa consigli a chi voglia, oggi, intraprendere la tua stessa carriera?
A chi voglia oggi intraprendere la mia stessa strada dico che ora più che mai occorre molta preparazione in tutti gli aspetti della creazione dell’immagine disegnata. Il mondo del fumetto e il pubblico dei lettori sono più esigenti, considerando anche, tra l’altro, quello che le nuove generazioni vedono al cinema e nel mondo videoludico. Bisogna essere preparati in tutto e non fermarsi, come si poteva fare un tempo, ad uno studio istintivo del disegno. Nel genere supereroistico contano l’anatomia e la capacità di saper disegnare in modo spettacolare ma realistico, almeno secondo il mio punto di vista. Lo stile, che nel mondo del fumetto si può anche definire “cartooning”, è la visione con la quale un autore interpreta la realtà, ma la capacità di coglierla conoscendola nella sua oggettività non può difettare. Lo stile personale arriva sempre alla fine di un percorso di studio e deve essere la conclusione soggettiva che deriva dalla conoscenza acquisita oggettivamente di una determinata materia, in questo caso mi riferisco all’anatomia umana. Nel corso dei miei workshop di insegnamento ho sviluppato un discorso dal titolo “l’impossibile diventa credibile”. Come esempio porto sempre Michelangelo che, in un certo senso, fu il primo a disegnare supereroi. L’autore del Giudizio Universale infatti, si serviva della grande conoscenza anatomica che aveva acquisito per esaltare la fisicità delle sue figure umane al limite del reale. Allo stesso modo, per me tale concezione può essere applicata al fumetto supereroistico: creare figure epiche e potenti, impossibili eppure credibili grazie ad una anatomia basata su una reale conoscenza della materia anatomica.

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